La canapa italiana tra sentenze e realtà

canapa legislazione

La sentenza della corte di cassazione del 30 Maggio ha fatto molto rumore, almeno nelle menti di coloro che considerano la canapa esclusivamente come un qualcosa di demoniaco, una sostanza stupefacente che tutto annienta, sulla falsariga delle telecamere che rubavano l’anima.

Nel mondo della canapa industriale, al contrario, si analizza questa sentenza, a tratti piuttosto generica, cercando di estrapolare una serie di interpretazioni che permettano alle numerose, e legali, realtà industriali di continuare ad esistere: Federcanapa, una delle associazioni di produttori e imprese del settore operanti sul territorio nazionale, ha fatto notare che la cessione, vendita e in genere la commercializzazione al pubblico di questi prodotti è reato “salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante”.

Come è noto la canapa industriale ha un principio attivo bassissimo, ben inferiore al limite di 0,5% di THC scientificamente riconosciuto come confine tra droga e non-droga.

Sembrerebbe, quindi, che semi, oli e foglie rientranti in questo parametro possano dirsi esclusi dal provvedimento, salvando un intero comparto d’affari.

La stessa Federcanapa si augura che tale principio precauzionale possa essere utilizzato dalle Forze dell’Ordine deputate al controllo delle varie attività commerciali operanti nel settore della cannabis light, facendo in modo che “non si generi un clima da caccia alle streghe con irreparabili pregiudizi, patrimoniali e non, per le numerose aziende del settore”.

Nel mare procelloso delle legiferazioni e delle sentenze, un intero distretto grande come l’Italia intera sta ora tenendo alta la bandiera della legalità e delle proprie professionalità; evidente è anche il fatto che le motivazioni del giudizio di cui sopra renderanno a tutti molto più chiaro qual è il principio a cui ci si è ispirati, rendendo possibili anche una serie di analisi e correzioni legislative, cosa assolutamente necessaria e che la politica non può ignorare.

Canapa: la sentenza della Corte Suprema di Cassazione del 30 maggio

La Corte Suprema di Cassazione riunitasi il 30 maggio 2019 nelle Sezioni Unite ha affrontato la liceità della commercializzazione dei derivati della canapa.

La sentenza stabilisce che non sono commercializzabili le foglie, le infiorescenze, l’olio e la resina della C. Sativa, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante.

L’effetto drogante, da tossicologia forense consolidata, è stato ritenuto essere inferiore alla soglia dello 0,5% di THC. Inoltre la quantità di principio attivo per singola assunzione, idonea a provocare in un soggetto un effetto stupefacente è stata stabilita col Decreto del Ministero della Salute nell’aprile 2016. La dose media singola consentita di Thc è di 25 mg. Quindi una confezione da circa 8 grammi non deve superare lo 0.2% di THC, una confezione da circa 5 grammi lo 0.5%.

La sentenza inoltre afferma che i derivati della cannabis sativa non siano commercializzabili ai sensi della normativa comunitaria (art 7 della direttiva 2002/53/CE del 13 giugno 2002) e che non rientrino nell’ambito di applicazione della legge 242/16.

In Europa purtroppo le foglie e le infiorescenze e i suoi derivati non sono ancora autorizzati, pertanto questi prodotti sottostanno al Testo Unico degli stupefacenti del 1990.

Ci auguriamo che le autorità possano applicare la normativa in vigore con il dovuto equilibrio, di fronte ad un settore in piena espansione e a migliaia di operatori, produttori e commercianti che in buona fede hanno investito risorse in questa parte del settore della canapa industriale.

Certamente rimangono pienamente lecite la coltivazione e la commercializzazione dei prodotti agroalimentari, florovivaistici ornamentali, per la bioedilizia, tessile, carta e tutto ciò che è possibile creare da questa pianta.

Il pesante clima politico ha certamente influenzato il contenuto interpretativo di questa importante sentenza in senso restrittivo, in particolare per una parte fiorente del settore della canapa industriale.
Vedremo nelle prossime settimane le motivazioni della sentenza e gli sviluppi concreti, i primi controlli delle forze dell’ordine certamente ci chiariranno quale sarà l’indicazione generale e a quali misure sanzionatorie si arriverà.

Ci auguriamo che i prodotti ad oggi non conformi possano presto trovare l’attenzione del legislatore nazionale in modo che si individuino le corrette destinazioni d’uso, le aliquote fiscali di riferimento e che il settore possa continuare il suo trend di crescita parallelamente a quello in espansione globale.

INFORMAZIONE PROVVISORIA n.15 della Corte Suprema di Cassazione (PDF)

Dagli Stati Uniti arriva il legno di canapa

legno di canapa

Un’azienda del Maryland (U.S.A.), dice che investirà 5,8 milioni di dollari in una fabbrica del Kentucky per produrre HempWood, un prodotto ecologico che utilizza la fibra di canapa per creare un materiale simile al legno.

L’azienda, Fibonacci LLC, si è infatti assicurata un contratto d’affitto per una struttura di più di 1000 metri quadri nel Kentucky occidentale e prevede di iniziare la produzione quest’estate. Il proprietario di Fibonacci, Greg Wilson, ha dichiarato di aver stipulato un contratto per la consegna di oltre 800 tonnellate di gambi di canapa dai coltivatori del Kentucky per avviare le operazioni.

L’elaborazione si basa su un algoritmo che imita il ciclo di crescita e gli attributi di una quercia, secondo Wilson, e determina la durezza, la densità e la stabilità del prodotto; in pratica, il sistema è in grado di “imitare” la quercia.

I vantaggi della canapa rispetto al legno includono un tempo di crescita molto più rapido e una maggiore densità del materiale che può essere utilizzato per una vasta gamma di applicazioni per le quali viene utilizzato il legno, come i mobili e i pavimenti.

I prodotti HempWood saranno in forma di blocchi, pannelli pretagliati, pavimenti, taglieri e skateboard a prezzi più economici di quelli dei prodotti in legno di quercia, ha detto l’azienda, aiutata anche da 300000 dollari in incentivi fiscali dalla Kentucky Economic Development Finance Authority.

L’azienda prevede di impiegare inizialmente 25 persone e beneficerà dei servizi gratuiti di reclutamento e collocamento di lavoro della Kentucky Skills Network. Se ci sarà un’alta redditività dell’azienda, Fibonacci potrà tener fede agli accordi presi con investitori, parti sociali e finanziatore statale.

“Questa alternativa del legno duro apre nuove possibilità all’interno delle industrie della costruzione e della lavorazione del legno e sottolinea le capacità che la canapa ha in numerosi settori,” ha dichiarato il governatore del Kentucky, Matt Bevin.

[Source: hemptoday.net | Foto: Paula Schmidt | CC0]

Canapa Sociale Aps aderisce al Cannabis Social Forum

Cannabis-Social-Forum

Abbiamo ritenuto di partecipare dal primo momento alla costituzione del Cannabis Social Forum perchè è un luogo di crescita e confronto, in cui è possibile unire le forze e le competenze per promuovere il settore della canapa, i suoi utilizzi e diffondere una corretta informazione riguardo i benefici che ne possono giungere per la salute dei pazienti e per la nostra società che ha bisogno di produzioni a minor impatto energetico.

I coltivatori di canapa a fini agroalimentari e industriali sono ancora pochi in Italia, molti nell’ultima stagione hanno tentato la coltivazione delle infiorescenze femminili, spinti anche dalle aperture in Canada e negli Usa che prefigurerebbero una prossima legalizzazione della cannabis ricreativa anche in Europa.

Ci siamo seduti volentieri con vari compagni e compagne di viaggio e nuovi interlocutori per ragionare su quali priorità far emergere dai nostri lavori all’interno del Forum.

Pertanto sono stati istituiti 6 gruppi di lavoro :

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi delle recenti audizioni in Parlamento e sui materiali e progetti che verranno elaborati e che coinvolgeranno anche la nostra neonata associazione.