La canapa come antidoto all’austerità

Oramai tutti sanno cosa sta succedendo nella zona orientale dell’Europa e noi non ci azzarderemo ad impelagarci in analisi belliche e geopolitiche che non ci competono e che creano solo divisioni tra le persone.

Tuttavia è opportuno e doveroso soffermarsi su una conseguenza, peraltro ovvia, della questione: la possibilità o meno che alcuni beni o materie prime d’importazione possano ridursi o venir meno.


Molti mezzi d’informazione hanno cominciato a battere sul tasto del terrore, lanciando allarmi dal fondamento opinabile e gettando nel panico le menti maggiormente impressionabili.

Un osservatore attento non potrà che accorgersi che i problemi, o presunti tali, che emergono da questa sgradevole situazione, hanno però una origine piuttosto datata: chi ha buona memoria, ricorderà che la nostra agricoltura era fiorente e riusciva a fornire una enorme quantità di prodotti oggi oggetto del contendere, come semi di girasole, frumento, cereali e prodotti base per il mangime animale. Si era lontani dall’autosufficienza ma una buona percentuale del fabbisogno del nostro Paese era disponibile all’interno dei confini nazionali.

Poi vennero la globalizzazione, il mercato comune europeo con le sue quote di produzione nazionale (ricordate le famose “quote latte“?) e sia l’agricoltura che l’allevamento italiano divennero dalla sera alla mattina non più convenienti, aprendo la strada a fallimenti di aziende e a prodotti d’importazione dalla qualità spesso opaca.

Tra tutte le soluzioni, spesso fantasiose se non propagandistiche, ce ne sarebbe anche una ben taciuta da molti: quella di ricorrere alla canapa industriale.

Come oramai sanno gli habitués della nostra pagina, la canapa industriale ha un’infinità di utilizzi e farebbe molto comodo ai cittadini, siano essi agricoltori, allevatori o titolari id aziende di trasformazione, poter usufruire di una potenza naturale così facile da coltivare e trasformare: l’agricoltura avrebbe a disposizione un super food di grande qualità, gli allevatori dei mangimi a basso costo e le aziende di trasformazione potrebbero sbizzarrirsi a trasformare ogni parte della pianta della canapa in quasi qualunque prodotto, persino carburante.
Sì, perché la canapa industriale può essere utilizzata come base per la produzione di biocarburanti, e se c’era riuscito Henry Ford negli anni ’30, non si capisce perché non dovremmo riuscirci noi nel 2022! Certo, riucire ad implementare le fonti rinnovabili sarebbe molto d’aiuto, ma questi processi richiedono comunque decenni anche nei Paesi più virtuosi e non possono assolutamente essere d’aiuto nel breve periodo, con buona pace degli esperti da salotto televisivo o da carta stampata.

La canapa industriale sarebbe la panacea di tutti i nostri mali? Assolutamente no, ma aiuterebbe, come aiuterebbe molto cestinare 30 anni di politiche agricole sconsiderate e di danneggiamento continuo e quasi irreparabile della zootecnia nazionale e delle piccole e medie imprese.

Insomma, mentre personaggi dell’arco parlamentare riescono solo a parlare di austerità e di desideri bellici (qualcuno gli ricordi il nostro Testo Costituzionale e la catastrofe dell’Armir), le soluzioni di buon senso ci sarebbero. Forse non porterebbero prebende nelle tasche dei soliti noti, indubbiamente, ma aiuterebbero molto il cittadino, che sembra proprio essere l’unico che alla fine pagherà il conto di questa ennesima follia internazionale.