Canapa in Spagna

Le riforme della politica sulla canapa in Spagna ristagnano

In Spagna si trovano alcuni dei gruppi di ricerca più attivi d’Europa nello studio della canapa e non sono gli unici a temere che il Paese iberico difficilmente giocherà un ruolo importante se la politica non compie passi più coerenti.

Negli ultimi anni il governo spagnolo non ha mostrato alcun progresso nella politica sulla canapa: l’attuale esecutivo non sta facendo alcuno sforzo per avviare ulteriori riforme e questo avviene nonostante la crescente pressione dell’opinione pubblica, dell’industria e persino di alcuni esponenti politici. Recentemente è stata istituita una Commissione per lo status giuridico della canapa ma non è mai stato reso attivo.

Mentre l’industria legale della cannabis in tutto il mondo genera già oggi sei miliardi di dollari all’anno, in Spagna ne vengono generati solo cinque milioni. Il crollo del desiderio di riforma del governo iberico ha lasciato inespresse le numerose opportunità di lavoro e investimento degli spagnoli in questo campo, nonostante il fatto che un’industria legale della canapa non solo genererebbe entrate fiscali, ma anche moltissimi posti di lavoro, di cui la Spagna difficilmente può fare a meno. Più di 160.000 persone lavorano già oggi negli Stati Uniti in un settore in piena espansione.

Finora la Spagna è rimasta al di fuori della scena internazionale del commercio di canapa e ciò continua ad avvenire malgrado essa offra le condizioni climatiche per diventare la California della cannabis europea. Similmente alla Germania, anche se un po’ più liberale, il proibizionismo è bloccato. Forse si pensa di aver fatto passi sufficienti con la decriminalizzazione e la tolleranza dei Cannabis Social Clubs legali a livello regionale ma questo nega ai cittadini, e al Paese, la possibilità di partecipare ad un mercato che si prevede in grande crescita anche nei prossimi anni.

Nel complesso, la politica spagnola sulla canapa sembra essere in una posizione simile a quella della Germania, dell’Austria o di altri paesi europei. Alcuni attori si sono impegnati a portare avanti le riforme, ma la politica è riluttante e troppo lenta per tenere il passo con gli sviluppi globali. E se un bel giorno si potrà finalmente partecipare al mercato mondiale dei prodotti di canapa, si sarà già chiaramente indietro rispetto a Paesi come il Canada, che potranno godere di un cospicuo vantaggio.

Questo è il motivo per cui l’Europa ha bisogno di nazioni pioniere – e l’Italia è la più indicata a fare da apripista – nella politica sulla canapa che possano essere un modello per gli altri stati membri dell’UE.

Questo potrebbe innescare l’auspicato effetto domino, che abbatterebbe i divieti negli Stati vicini, uno dopo l’altro.

[Fonte: hanf-magazin.com]

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