Canapa: bisogna piantarla

Nel dibattito pubblico avvenuto il 26 Giugno scorso al Visionaria Festival 2019, numerosi punti sono stati messi sotto la lente di ingrandimento, riscuotendo, peraltro, grande interesse negli spettatori.

La prima cosa venuta alla luce è stata senz’altro la necessità di riorganizzare il settore agricolo, vero motore della valorizzazione a livello produttivo e culturale della canapa industriale, il quale si scontra con una lacuna piuttosto evidente: mancano gli impianti per la trasformazione del prodotto. Il punto fondamentale è quello di chiudere la filiera produttiva.

Non avrebbe senso iniziare sull’entusiasmo di pochi agricoltori che poi si troverebbero a non poter commercializzare efficacemente il proprio prodotto o a non sapere come conferire lo scarto di lavorazione; tutto si ridurrebbe ad una insensata ad inutile lotta alla sopravvivenza quotidiana e quindi è oltremodo opportuno partire dall’organizzazione di base, che è ciò che sta facendo Canapa Sociale, ossia creare una rete più vasta possibile di agricoltori, formarli nel migliore dei modi, fornire loro tutte le informazioni sulle scelte da fare ed accompagnarli verso la costruzione di una filiera che sia effettivamente commercializzabile, quindi conveniente anche dal punto di vista meramente economico.

Qui il mondo si ramifica in innumerevoli opportunità che presentano costi diversi sia per la collettività che per gli imprenditori stessi: ad esempio la canapa può essere trasformata in bioplastica e qui bisogna tenere a mente la data del 2021 per quanto riguarda la messa al bando definitiva delle plastiche monouso in Europa; questo sta avvenendo ora e in Italia non abbiamo ancora un impianto per la trasformazione della canapa in bioplastica. In questo campo esiste un brevetto tutto italiano, ma non l’impianto per farlo entro i confini Nazionali; a questa importante novità nel campo dell’innovazione sono interessati i russi, i quali hanno già preso contatti con la squadra di studiosi di Bologna che ha brevettato questa formula e permangono fortemente intenzionati ad edificarlo nel Paese dell’Est europeo. Certo se l’Italia mettesse in campo le sue forze economiche e istituzionali per costruire un impianto qui, Bologna guarderebbe in casa.

Sarebbe oltremodo essenziale accelerare in questo senso. Un impianto per la trasformazione delle bioplastiche, chiaramente, ha dei costi molto importanti, che si aggira sui 50-60 milioni di €, quindi la sua costruzione dovrebbe prevedere la partecipazione del Governo Nazionale o una collaborazione tra le varie Regioni o Enti Locali interessati, se non una compartecipazione tra Enti Pubblici e capitale privato. A fronte di un investimento così importante, bisogna ricordare che esso si ripagherebbe da solo in tempi brevissimi; è un ragionamento senz’altro da fare e l’Associazione Canapa Sociale, tramite il suo Presidente, ha già iniziato un percorso sia con Enti Pubblici che con soggetti privati, e la sua fattibilità non alberga esclusivamente nel platonico Mondo delle Idee.

Ciò che riguarda la bioplastica può riguardare anche la bioedilizia, il quale rappresenta un mercato nascente sia Medio Oriente che in Nordamerica, presentando una filiera già soddisfatta, quindi bisognerebbe organizzarla in modo efficiente anche qui in Italia, cosa che richiede grande impiego di energie e personale qualificato. Necessaria ed importante è anche la mediazione del Sindacato, soggetto che sembra inutile ma che può diventare cinghia di trasmissione tra i vari livelli istituzionali, evidenziando, altresì, i vantaggi occupazionali dell’intero settore. Esiste anche il settore tessile, alimentare, farmaceutico, cartario: il punto nodale è quale tipologia di impianto di trasformazione costruire ma soprattutto dove e con chi.

L’Associazione Canapa Sociale ha forte intenzione di organizzare un evento pubblico ad Ottobre, invitando a presenziare tutti coloro che possono essere interessati a ragionare in questo senso, dalle Amministrazioni Pubbliche di ogni livello ad investitori privati. Si parla non solo di PMI o privati cittadini ma anche di eventuali grandi latifondisti, per portare a compimento un progetto più ampio da sottoporre a chiunque possa essere interessato.

Il Presidente di Canapa Sociale, nei giorni scorsi, si è recato in Sicilia e lì ha trovato una mentalità molto aperta da parte degli amministratori locali, soprattutto nelle zone interne della Trinacria, evidenziando grandi potenzialità utili per mettere in atto un’efficiente filiera produttiva, oltre a rapporti con investitori americani che avrebbero le risorse economiche necessarie per entrare nel settore della canapa industriale qui in Italia.

Risulta evidente che avere già 70/80 aziende pronte a lavorare in quel senso sarebbe un grande vantaggio strategico, dato che la Sicilia è situata al centro del Mediterraneo, ma ciò che più colpisce è la contemporanea presenza di un grande livello di abbandono con enormi capacità pronte ad entrare in azione.

Stesso discorso per quel che riguarda la Regione Lazio: c’è molto fermento anche se avremmo bisogno di aumentare il grado di fluidificazione dei vari iter, a causa di un po’ di burocrazia che rallenta le operazioni, pertanto si potrebbe pensare di far nascere in loco un impianto per la bioedilizia, che ha dei costi molto più sostenibili rispetto ad un impianto per le bioplastiche e sarebbe compatibile con la geografia del territorio.

Per il resto si è posta l’attenzione sulle ipocrisie e le falsità sugli usi di questa pianta, più di 50000 e tutti legali.

È notizia recente che il Ministero della Difesa abbia indetto una gara da un milione e mezzo di Euro per 400 kg di cannabis per uso farmacologico ad alto tasso di THC, un livello che lo qualifica come droga a tutti gli effetti per la legislazione italiana. Fare una gara qui in Italia, dove nessuno può partecipare senza incorrere nel Codice Penale, significa dover attingere al mercato estero, con tutte le incognite che questo comporta riguardo alla qualità e all’etica di produzione del prodotto. Così facendo, peraltro, il Ministero della Difesa ammette implicitamente il valore medicinale derivante da un alto livello del THC, che è un potente antitumorale. Una clamorosa contraddizione di Stato.

Questi sono i punti su cui lavorare, smontando di volta in volta le inesattezze messe in giro ad arte da certuni e cercando di costruire qualcosa di importante, non solamente a livello culturale e informativo ma anche imprenditoriale.

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